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“Death Studies and End of life”: al via il primo master in Italia per supportare morenti e famiglie

Il percorso interdisciplinare, non solo teorico ma anche esperienziale, unico in Italia, nato in seno all’Università di Padova e rivolto a personale medico, infermieri e OSS, partirà a dicembre . «La morte è parte della vita e non il suo opposto – ha dichiarato la direttrice del corso, la prof.ssa Ines Testoni – La cultura occidentale l’ha censurata e, ancora oggi, è al centro di una grande “congiura del silenzio”. Ma non pensando per tempo alla morte, non solo si è impreparati alla propria e a quella degli altri, ma la vita acquista meno valore. Questo Master invita principalmente i professionisti del settore sanitario a un nuovo e urgente cammino di consapevolezza che dovrebbe intraprendere tutta la società».

Il grande tema della morte, del lutto e del fine vita torna a bussare alle nostre porte, per ricordarci che tutto ciò che non vogliamo vedere e accettare, diventa nel proprio inconscio “un temibile mostro” dal quale fuggire e di cui si diventa schiavi, impietriti dalla paura di ciò che non si conosce. Riportare così “la grande esclusa” dalla società occidentale al centro di un nuovo e necessario cammino di consapevolezza, rivolto soprattutto a medici e personale sanitario, è uno dei principali temi del nostro tempo.

Parte così il 15 dicembre prossimo, presso l’Università di Padova, il primo e unico Master interdisciplinare in Italia in “Death Studies & The end of Life”, che si propone di affrontare i temi relativi alla morte in tutti i suoi aspetti, prendendo in considerazione le istanze emergenti in campo culturale, sociale e sanitario. In aula docenti tra cui psicologi, medici, antropologi e filosofi che tratteranno il complesso argomento da diversi punti di vista e in differenti culture, per offrire ai presenti una visione più ampia e sfaccettata sul morire e sulla morte. Un’attenzione particolare alle differenze di atteggiamento e interpretazione in altri Paesi, per imparare a rispondere alle esigenze che emergono in contesti sempre più multiculturali, così come la possibilità di elaborare le rappresentazioni personali della morte e di aprire riflessioni sul tema dell’eternità.

Un’ulteriore peculiarità del percorso è l’approccio esperienziale, oltre che teorico, per favorire lo scambio e il confronto personale e professionale attraverso l’arteterapia, lo psicodramma e la terapia attraverso le immagini con l’obiettivo di fare sia un percorso intimo e condiviso sui temi trattati scambiando idee, emozioni ed esperienze, sia acquisire strumenti e metodologie che saranno poi messe in pratica in un “Project Work” di gruppo finale che potrà essere concretamente realizzato. Il Master è rivolto non solo a professionisti che lavorano in ambito sanitario, sociale, psicoterapeutico e formativo, ma anche a studenti e cittadini che desiderano fare un personale cammino e ampliare le proprie conoscenze.

«In Italia e in tutto l’Occidente c’è stata una grande censura della morte da parte della società che ha oscurato, fino a poco tempo fa, anche temi come la vecchiaia e la malattia», argomenta la prof.ssa Ines Testoni, direttrice del Master, che prosegue: «In passato, fin da bambini, la morte era di casa, mentre oggi è tenuta quasi sempre alla larga dai piccoli che invece chiedono e dovrebbero essere educati da adulti spesso completamente impreparati a parlarne. C’è anche una “grande congiura del silenzio” legata alla morte, per cui tante persone non informano ad esempio i malati delle relative prognosi o occultano ad altri componenti della famiglia l’avvicinarsi della morte di un caro. Vogliamo riportare in auge il complesso tema del morire e rendere le persone più consapevoli del fatto che la morte sia parte della vita e non il suo opposto. Integrandola nella consapevolezza della persona e pian piano nella società l’effetto sarà quello di averne meno paura, valorizzando alla luce del limite che pone questo passaggio il dono straordinario della vita, non perdendo ad esempio più tempo in cose inutili».  

Parlare di più di morte, iniziare a pensare a quella propria e altrui, diventare capaci di accompagnare altre persone, che siano cari o pazienti, prossime al passaggio. Il Master – che è possibile frequentare anche da uditori –   tocca numerosi temi tra cui quello del lutto e dei processi psicologici della perdita e relativa elaborazione, la comprensione delle simbologie e rappresentazioni inerenti alla morte nel ciclo di vita e nei diversi contesti culturali, fino alla “Death education”, quale strategia educativa e di prevenzione. E ancora elementi di bioetica e biodiritto, counselling tanatologico, sostegno psicologico e filosofico, rapporto fra tanatologia e scienze mediche, psicologiche, filosofiche, sociologiche, antropologiche, storiche fino alla presa in carico e cura del fine vita.

«Durante il Master il corsista acquisisce la conoscenza del modo in cui la morte traumatica e naturale vengono rappresentate individualmente e socialmente», aggiunge la prof.ssa Testoni, «sviluppando la capacità di progettazione, realizzazione e valutazione di percorsi educativi inerenti all’elaborazione del senso di morte. Impara a gestire le relazioni d’aiuto con il morente e i suoi familiari in forma individuale e di gruppo, acquisendo competenze per condurre gruppi di lavoro con medici, psicologi, infermieri, formatori, educatori e assistenti sociali».

Per informazioni è possibile scrivere a endlife.psicologia@unipd.it o consultare il sito uel.unipd.it.

Riceviamo e pubblichiamo

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